Obsession, diretto da Curry Barker, ha incassato oltre 500 milioni di dollari nel mondo, a fronte di un budget di 750mila.
È il decimo incasso dell'anno e tra i cinque horror più incassatori di sempre, senza tener conto dell'inflazione. Un risultato enorme per un regista arrivato al cinema da YouTube, dopo un cortometraggio girato con 800 dollari.
La trama è semplice. Bear è il commesso in un negozio di dischi ed è innamorato della collega Nikki (Inde Navarrette). Per conquistarla spezza un "Salice dei desideri" trovato in uno sgangherato negozio esoterico. Il desiderio si avvera subito, ma ha un prezzo che sfugge presto al controllo. È la struttura classica della zampa di scimmia, e lo stesso Barker ha dichiarato di essersi ispirato a un episodio de I Simpson.
Il film sa tenere la tensione. Barker dimostra mestiere nel dosare le scene. Il limite è altrove. Bear resta un personaggio a una dimensione: desidera, ottiene, paga le conseguenze. È una scelta che funziona perché il desiderio è universale, ma il film non va oltre e lascia il tema in superficie.
Il confronto con altri film horror recenti, costruiti su premesse simili, rende la differenza evidente. Talk to Me (2023) usa un oggetto soprannaturale come innesco, ma lo lega a un discorso esplicito sulla dipendenza e sul lutto. It Follows (2014) trasforma una minaccia misteriosa in una riflessione, comunque terrificante, sull'ansia e sul passaggio all'età adulta. Anche Smile (2022), diretto da Parker Finn, affronta il trauma con più complessità di quanta Obsession ne dedichi al proprio nucleo, l'amore ossessivo.
C'è poi un altro fenomeno, parallelo al film e significativo quanto il film stesso, il modo in cui il successo si è concentrato sull'attrice protagonista, Inde Navarrette, più che sul suo personaggio. Navarrette (25 anni) è stata scomposta online fino al singolo gesto: un cucchiaio di burro d'arachidi mangiato davanti a una telecamera le è bastato per essere etichettata "pick me girl" da una parte del web, mentre altri la difendevano sostenendo che la malizia stia negli occhi di chi guarda. È una dinamica che ricorda quella vissuta da Sydney Sweeney negli ultimi anni. Un'attrice giovane che finisce per essere discussa più come immagine da analizzare (il fisico, un gesto, uno scatto) che come interprete, comunque mediocre. Obsession è un film sull'ossessione, uscito proprio mentre il pubblico sviluppava la propria nei confronti della sua stessa protagonista: l'ironia non è andata sprecata.
Obsession non è un film che ti toglie il sonno, ma a tratti sa metterti a disagio. Parte da un desiderio che abbiamo avuto tutti, così elementare da risultare quasi imbarazzante: essere ricambiati dalla persona che ci piace. Ci costruisce sopra la sua paura migliore, perché conoscere davvero qualcuno, anche chi ci sembrava il meglio possibile, significa vederlo, col tempo, mostrificato. E poi c'è la scena forse più disturbante, quella in cui il protagonista è inquadrato di spalle e, dietro, la ragazza ormai distrutta anche fisicamente si muove in modo convulso da una stanza all’altra: un'immagine che ricorda vagamente It e che resta addosso. L’inquietudine arriva in una manciata di scene.
