Robert Redford è morto nel sonno il 16 settembre 2025 nella sua casa nello Utah, tra quelle montagne a cui aveva legato una parte importante della propria vita.
Sundance era prima di tutto il nome scelto per quel luogo, preso in prestito dal personaggio che lo aveva reso celebre in Butch Cassidy: sarebbe diventato poi il nome di un istituto e di uno dei festival più importanti del cinema indipendente. A poco più di un anno dalla sua scomparsa, la quattordicesima Mostra internazionale del cinema indipendente di Celle Ligure gli dedica una retrospettiva con tre titoli: Spy Game, Old Man & the Gun e L'uomo che sussurrava ai cavalli.
Per il grande pubblico Redford resta inevitabilmente uno dei volti del cinema americano degli anni Settanta: il Sundance Kid, il giornalista Bob Woodward di Tutti gli uomini del presidente, ma anche il protagonista di film entrati nell'immaginario di più generazioni. La sua carriera, però, non si è fermata davanti alla macchina da presa. Nel 1980 esordì alla regia con Gente comune. Il film vinse quattro Oscar, compresi quelli per il miglior film e per la miglior regia. Fu l'inizio di un percorso parallelo a quello di attore, con nove lungometraggi diretti e un interesse ricorrente per i rapporti familiari, i conflitti tra generazioni e le fragilità private. Temi che ritornano anche in L'uomo che sussurrava ai cavalli, uscito nel 1998, nel quale Redford fu insieme regista e protagonista.
C'è poi Sundance, probabilmente il progetto che più di ogni altro racconta la sua idea di cinema. Nel 1981 Redford fondò il Sundance Institute con l'obiettivo di offrire spazio, strumenti e libertà a nuovi autori, fuori dai percorsi più rigidi dell'industria hollywoodiana. Pochi anni dopo l'istituto assunse la gestione del festival di Park City, destinato a diventare uno dei principali punti di riferimento internazionali per il cinema indipendente.
Da Sundance sono passati film e registi che avrebbero segnato il cinema americano degli anni successivi. Nel 1989 Sesso, bugie e videotape di Steven Soderbergh contribuì in modo decisivo alla notorietà del festival; negli anni l'istituto ha sostenuto o accompagnato il percorso di autori come Quentin Tarantino, Paul Thomas Anderson, Robert Rodriguez e molti altri.
Redford continuò intanto a recitare. Nel 2001, in Spy Game di Tony Scott, interpretò Nathan Muir, agente della CIA e mentore del personaggio di Brad Pitt. Nel 2018 annunciò il ritiro dalle scene con Old Man & the Gun, nei panni dell'anziano rapinatore Forrest Tucker, salvo poi tornare ancora brevemente sullo schermo.
I tre film scelti per la retrospettiva di Celle Ligure attraversano così momenti molto diversi della sua carriera. Non cercano di riassumerla tutta - impresa quasi impossibile - ma restituiscono almeno tre volti di Redford: l'attore, il regista e una delle figure che più hanno contribuito a creare uno spazio per il cinema indipendente americano.
