Il regista è morto a 93 anni. Dietro la celebrità dei film erotici, una carriera di sperimentazione e incontri che merita di essere ripercorsa senza (troppi) pregiudizi.
A settembre Venezia gli aveva reso omaggio con Col cuore in gola, restaurato e scelto per la preapertura della Mostra. Tinto Brass lo aveva girato a Londra nel 1967, con Jean-Louis Trintignant ed Ewa Aulin. Un attore francese trova una ragazza accanto a un cadavere e, convinto della sua innocenza, decide di aiutarla anziché chiamare la polizia, ritrovandosi coinvolto nella malavita londinese. Il racconto prende i colori della pop art, incontra il fumetto e assorbe l’irrequietezza di quegli anni. Un buon film da cui ripartire per ricordare Giovanni Brass, per tutti Tinto, morto a Roma il 4 novembre 2026, a 93 anni.
La fama di La chiave, Miranda e Paprika ha finito per lasciare in ombra una parte considerevole del suo lavoro. Eppure Brass era arrivato al cinema attraverso una formazione tutt’altro che provinciale: il lavoro di archivista alla Cinémathèque française di Henri Langlois, a Parigi, la frequentazione dell’ambiente della Nouvelle Vague e, tornato in Italia, le esperienze come aiuto regista accanto a Roberto Rossellini e Joris Ivens. Quando esordisce nel lungometraggio con Chi lavora è perduto, presentato a Venezia nel 1963 con il titolo In capo al mondo, ha già maturato un’insofferenza per le convenzioni che passa dal carattere dei personaggi alla costruzione dei film. Venezia lo accoglie con entusiasmo, ma la censura apre una controversia destinata a ripetersi nella sua carriera.
Negli anni londinesi quella libertà prende la forma di Col cuore in gola (1967) e Nerosubianco (1969). Come detto, Brass sperimenta con il montaggio e porta sullo schermo suggestioni della pop art e del fumetto. Sono film che raccontano la sua curiosità per i linguaggi dell’epoca e una ricerca visiva oggi meno conosciuta dei titoli erotici che lo avrebbero reso celebre.
All’estero questa parte della sua storia ha continuato a circolare insieme ai titoli più celebri. Il festival di Bucheon, in Corea del Sud, gli dedicò una sezione nel 2014; negli Stati Uniti Col cuore in gola è nel catalogo dell’American Genre Film Archive come Deadly Sweet. Il suo nome è arrivato anche su un disco dei Porcupine Tree: nell’album Stupid Dream del 1999 c’è un brano intitolato Tinto Brass. Sono tracce diverse di una presenza che ha superato i confini italiani e il pubblico delle sale.
La proiezione veneziana di settembre aveva riportato l’attenzione su un film di quasi sessant’anni prima.
Per ricordarlo, vale la pena restare lì ancora un momento: nella Londra del 1967, fra un delitto e una tavola di Crepax, quando Brass aveva molto cinema ancora da inventare.
Nella foto: Ewa Aulin in “Col cuore in gola” (1967) di Tinto Brass. Fotogramma.
