Il 31 ottobre in Italia non potrà mai essere un giorno da Halloween – La notte delle streghe. Niente villette di periferia con le zucche sul portico o maschere che sbucano dal giardino: da noi l’inquietudine sta in paese, e veste facce che conosciamo. Allora tanto vale addentrarsi in una delle regioni meno note al grande pubblico, la Basilicata. Nel 1963, tra Matera, Montescaglioso e Miglionico, Brunello Rondi ci ha girato Il demonio, un film in bianco e nero che oggi viene collocato nel cassetto del folk horror. Gli ingredienti ci sono: superstizione, malocchio, un paese che sa tutto guardando da dietro le finestre.
La storia è semplice. Purif (Daliah Lavi) è una giovane contadina innamorata di Antonio, che però sposa un’altra. Lei gli lancia il malocchio, mentre i compaesani, che già la guardano con sospetto, si convincono sempre più che sia posseduta. Si tenta con un rito di magia, che si rivela il pretesto per un abuso, e poi con un esorcismo. Purif rischia il linciaggio, aizzato proprio da Antonio, e trova rifugio in un convento, da cui si allontana dopo aver aggredito una suora. Qui l’orrore passa soprattutto dai vicini, perché Purif viene osservata, “curata” e perseguitata da una comunità che vede in lei una minaccia al proprio equilibrio.
Dietro la macchina da presa c’è Brunello Rondi, uno che il cinema italiano lo ha più scritto che diretto. Era uno degli stretti collaboratori di Fellini: collaboratore artistico per La strada e Le notti di Cabiria, partecipò alle sceneggiature di La dolce vita e 8½, ottenendo due candidature all’Oscar, nel 1962 e nel 1964. Ha lavorato anche con Rossellini per Europa ’51. Ha esordito nella regia di un lungometraggio nel 1962 con Una vita violenta, tratto dall’omonimo romanzo di Pasolini e firmato con Paolo Heusch. Il demonio resta il suo film più vicino all’horror: nella sua filmografia successiva prevalgono drammi erotici e psicologici.
La censura non la prese bene, la storia raccontata da Rondi. La prima commissione si espresse contro la proiezione pubblica; poi il film passò in appello, con alcuni tagli e il divieto ai minori di 18 anni, rimosso soltanto nel 2009. Rondi sostenne che i tagli inizialmente richiesti ne avrebbero compromesso lo sviluppo.
Se servisse un collegamento per un altro film da vedere subito dopo, Daliah Lavi nello stesso anno recita anche in La frusta e il corpo di Mario Bava, con quel Christopher Lee che abbiamo citato in The Wicker Man. Lo avete visto, vero?
