Una questione di prospettiva - A Separation
Nel 2011 Asghar Farhadi firma un film che trasforma una crisi familiare in un campo minato morale. Tutto nasce da una decisione: partire o restare. Nader vuole rimanere in Iran per assistere il padre malato di Alzheimer, mentre Simin sogna di lasciare la sua terra natia con la figlia. Quando in casa entra una giovane donna assunta per occuparsi dell’anziano, un incidente domestico scatena un processo che coinvolge due famiglie di estrazione sociale diversa. In un appartamento di Teheran, le verità si incrinano, le accuse si moltiplicano e nessuno può proclamarsi davvero innocente. Un thriller etico costruito su dialoghi e silenzi che pesano come sentenze.
Infanzia negata, dignità in rivolta - Capernaum
Nel 2018 Nadine Labaki porta sullo schermo la storia di Zain, dodici anni e un’infanzia mai davvero iniziata. Vive nei quartieri più poveri di Beirut, lavora in nero, fugge da una famiglia incapace di proteggerlo finendo invischiato in un’esistenza fatta di espedienti. Dopo l’arresto, è in tribunale che Zain compie il gesto più radicale: denunciare i propri genitori per averlo messo al mondo senza garantirgli una vita dignitosa. Il film segue il suo percorso intrecciando la sua storia a quella di altri “invisibili”. Girato con attori non professionisti e con un realismo che richiama il cinema sociale europeo, è un’opera che non cerca consolazione ma confronto diretto con la realtà.
Amare e resistere sotto le bombe - For Sama
È il 2019 e Waad al-Kateab realizza insieme a Edward Watts un documentario che è prima di tutto una lettera alla propria figlia. Aleppo è sotto assedio, gli ospedali vengono colpiti, la vita quotidiana si sgretola. Restare o fuggire? È un dubbio che abbiamo già affrontato in A Separation. Mettere al sicuro la propria bambina o difendere la propria città? La guerra non è solo uno sfondo, perché qui entra nella dimensione più intima, come una casa o un ospedale. È uno sguardo diretto e senza filtri che rende quasi impossibile il distacco tra spettatore e protagonista.
Un viaggio nelle ferite dell’Iraq - Son of Babylon
Nel 2009 Mohamed Al-Daradji racconta l’Iraq dopo la caduta del regime attraverso lo sguardo di un bambino e di sua nonna. Lo fa viaggiando dal Kurdistan verso sud, alla ricerca di un padre scomparso, attraversando deserti e territori marchiati da fosse comuni. Il film è un road movie essenziale ma completo: i paesaggi sono cantori della storia del popolo. La memoria collettiva si intreccia con quella privata, in un racconto transgenerazionale che sceglie la delicatezza anziché la retorica.
Fede e potere nell’era mediatica - Mawlana
Nel 2016, Magdy Ahmed Ali porta sullo schermo la storia di Hatem El-Shenawy, predicatore televisivo capace di parlare a milioni di spettatori e diventato in breve tempo un volto popolare quanto ingombrante. La sua posizione si complica quando viene coinvolto in un delicato caso politico che mette alla prova la sua integrità e lo espone alle pressioni del potere. La fede si trasforma presto in terreno di scontro. Il film racconta dall’interno i meccanismi del consenso mediatico, mostrando come religione, politica e comunicazione possano intrecciarsi fino a rendere instabile il confine tra guida spirituale e figura pubblica.
